La via verso la felicità: dicembre - the end-




succede in questo dicembre così piovoso e gelido anche, dove le mezze misure non ci sono, succede che arrivo la sera che la stanchezza mi prende improvvisa, si posa sulle spalle, e mi costringe a coricarmi subito, senza temporeggiare. Mi succede solitamente dopo che ho scritto, e dopo che l'impeto e la pulsione compulsiva dello scrivere si esaurisce e mi lascia stremata, con l'ultima stilla di incoerenza che mi spinge a pubblicare nel blog: il perché io pubblichi non lo so. Me lo sono anche chiesto, ma di questi giorni qualunque cosa mi faccia anche solo un pochino bene è accettata senza riserve. Scrivere mi fa bene, voi mi leggete, il blog serve a questo.

Chiamo quindi Figlia per l'ultima battaglia della giornata e finalmente andiamo a letto con i denti puliti ma il bagno un disastro, la cucina che geme e la mia stanchezza che mi porta direttamente a letto dove stramazzo. Mi chino sul lato sinistro della mia camera rossa e faccio il mio sudoku. L'ho dipinta quest'estate e ho dipinto anche un buco nel muro, e ho messo il letto con la testa a nord anche se è obliquo (- dovresti mettere il letto con la testa a nord- lo so, ma il nord è in angolo - ah, e allora? - hai ragione, allora niente) : quando il mondo tutto era al mare, in piscina, alle isole, in vacanza insomma, io lavoravo al mio lavoro Benedetto sudando per la tensione, e poi tornata a casa, durante il weekend, mettevo la musica a un volume impressionante, montavo la scala e spostavo i mobili, stuccavo i buchi, davo la varechina alla muffa (metà varechina e metà acqua, e mettiti una mascherina sulla faccia), buttavo tende provvisorie da 20 anni, trapanavo i muri e montavo le mensole. Prima di mezzanotte spengo la luce, mi giro sul fianco sinistro e mi addormento. Lì incomincia un viaggio che è una doppia vita, dovrei descriverla, perché un bacino ricco di idee come quelle che mi vengono durante la notte io nemmeno in due vite riuscirei ad averlo. In ogni caso sempre più spesso succede che mi sveglio nel pieno della notte, verso le 3, o verso le 4 e resto lì, nel limbo del sonno e della veglia, e non so nemmeno io bene a cosa penso, ma certo lascio che il pensiero vaghi un po' dove vuole, anche se spesso cade lì, nel pozzo, nelle cose che sarebbero state possibili, nelle vie diverse che la mia vita avrebbe potuto prendere se lui... se lui cosa?

Era notte, una notte, e lui giaceva nel mio letto.

- portami via con te...

gli avevo chiesto io, e mi era davvero sfuggito, era scappato dalla mia bocca che quando lui mi prendeva io perdevo il lume della ragione e sebbene mi fossi imposta di tacere, di non forzare, di dare tempo al suo tempo, a volte qualcosa scappava, toccava nel profondo, distillava una goccia di desiderio così cocente e denso che a volte usciva

- tienimi con te per sempre.

Ma mi ero accorta di aver esagerato perché aveva avuto come una scossa lui, un fremito improvviso e inaspettato, e io mi ero messa subito all'erta, i muscoli tesi e pronti nell'attesa della sua reazione che non arrivava. Ma oramai l'avevo detto, e ormai la scossa l'aveva presa. Eppure nessuna reazione scomposta da parte sua.

La notte era fonda, e poi lui giaceva nel mio letto, disteso sul fianco sinistro, le mani giunte posate sotto la guancia, entrambi di nuovo in pieno possesso delle nostre facoltà logiche e in totale controllo di noi stessi. Così vicini eppure così lontani.

- non sarà mai possibile per me costruire una vita di coppia, non ne sono capace. Non ne ho le forze. Mi guardo intorno e non vedo altro che disastri. Il mio matrimonio è stato un disastro, e ti posso garantire che...

Che male, che male fa ancora adesso ripetere le parole che lui ha detto, ma non per me, per lui: vivere senza credere di poter cambiare le cose. Vivere senza credere che i miracoli sono possibili. Che le esperienze fatte non sono per forza definitive. Aver trovato la via della sopravvivenza e decidere che altro non si può ottenere. Dove il buono è nemico del meglio, perché il buono è sicuramente buono, il meglio non si sa, e bisogna conquistarselo.

- sono un vaso rotto.

e io che ho una mente che funziona per conto suo l'ho visto subito il vaso, che era un otre enorme, di coccio antico, poroso e ruvido, ammaccato e rovinato in più parti, ma senza una base piatta su cui posarsi: perché l'otre è fatta per contenere liquidi preziosi come l'olio, e l'acqua, e i cammellieri on possono permettersi di perderne nemmeno una goccia; per questo le legavano sui dorsi dei cammelli, e senza una corda che le sorreggesse gli otri rotolano, se sono ben chiusi conservano il loro contenuto ma rotolano sulla sabbia e non portano il proprio carico a destinazione. Chissà se si accorgerà mai che un otre ha bisogno di un sostegno.

Non è vero, sapete, non è vero che lui ha ragione: lui ha torto su questo punto. Si sbaglia eccome. Ma non sarò io a combattere per lui questa battaglia: e voi sapete bene che dolore porto con me, che io ho visto slanci e titubanze e certezze nei suoi occhi che mi hanno legata a lui, e voi potete ben dire che era tutto falso. Che mi ha ingannato. Ma sbagliate voi come sbaglia lui quando pensa che non ci sia più spazio né tempo: c'è eccome. Quel che ho visto c'era, non era inganno.


In ogni caso la mia noiosa e faticosissima strada verso la felicità passa anche dal recuperare alla mente le sue parole, rileggerle per come sono state dette e non per l'interpretazione che ne do io. Questo avviene di solito nelle ore notturne, dove uno strascico di coscienza si aggrappa al pensiero mobile e instabile, e insieme portano alla luce pensieri su cui poi ragiono durante il giorno. Ma, proprio per questo, sono giunta alla conclusione che io non capisco niente degli uomini, e d'ora in poi solo cose esplicite voglio da loro (se ci saranno, loro) Che ho deciso che le robe degli uomini non le interpreto più. Ho deciso che punto tutto sul capire gli altri, le cose non dette dagli altri: e vedo che lì mi riesce bene. Vedo che il Maschio Alfa mi ascolta e annuisce, silenzioso strizza gli occhi mentre io parlo e racconto, e domando, e propongo, e sto all'erta che il canale verso di lui l'ho talmente chiuso che non ho ancora capito se mi porta via a gennaio oppure no, non ho capito se mi farà collaborare con l'estero oppure no, ma intanto io riempio la pagina di fb di video e fotografie, navigo in cerca di notizie e trovo il nostro prodotto dell'estate già pubblicato dal nostro fotografo senza il nostro permesso, carico il programmino picnik, e invado di carte la mia scrivania nera, dopo che ho detto all'Amelia:- facciamo una cosa, così non entriamo in conflitto: tu mi dici cosa fare, io faccio, che il lavoro è lavoro e non ci sono cose migliori o peggiori.

e questa cosa così semplice ha risolto una montagna di preoccupazioni. Sono tre settimane ormai: - Dobbiamo fare un po' di rodaggio, vedrai che ce la faremo.Basta che la smetti di darmi carne che dopo un po' mi stufo.

così le ho detto, e lei mi ha guardato di sotto in su, e ha riso e ha capito, e io ho preso le carte e sono andata a fare le fotocopie (- Grazie mille- mi ha detto ed era sincera), e chissà se Semprequello si domanda che fine ho fatto e come me la sto cavando, chissà che direbbe lui, ma io adesso ho voglia di fare qualcosa di divertente, e quindi arrivo nella stanza delle ragazze e prendo la sedia di Gambelunghe e la scuoto così forte che lei si spaventa e ride insieme, - Paura eh? Sempre guardarsi alle spalle caramia!- E lei ride che ha sollevato la testa dalle fatture e dall'inserimento dei dati nel computer, e sposta la bella frangia dalla fronte e dice:- sei tutta matta!, e stiamo bene, questo lavoro è davvero Benedetto, io sono ciò che di più lontano possa esserci dalla mente del Maschio Alfa, io non ne voglio sapere più di niente, di pensieri tristi, di ristrettezze mentali, stitichezze di sentimenti, avarizia di cuore, basta.

La strada per la felicità passa attraverso una conquista lenta ma inesorabile. Che io sto male, è vero, a tratti mentre pedalo sul cavalcavia della stazione, con la strada ghiacciata per cui devo fare molta attenzione a non frenare, le macchine che sfrecciano in viale codalunga incuranti delle bici come la mia, sento quel dolore che si fa strada dalle viscere, e arriva fino agli occhi incontrollabile e sempre inopportuno, che dietro la chiesa del Carmine rischio la vita tutti i giorni e non è certo il momento per mettersi a piangere che poi non si vede più un fico secco per la strada, e via Dante pure non è tanto meglio, che l'acciotolato è sconnesso sebbene l'abbiano appena rifatto e i portici oscurano la vista dei garage da cui escono macchine che sembrano furgoni. Io voglio arrivare viva al mio lavoro Benedetto. Non posso permettermi di avere delle ferite sanguinanti mentre pedalo. Però se le accetto, poi passano. Prima o poi finiranno.

e sempre, vi dicevo , sempre ho alzato l'asticella.

Di più, voglio di più.

Il Talebano era molto meglio degli altri. J era molto meglio del Talebano. Il Carro era molto molto meglio di J. Il mio Lavoro Benedetto sta diventando molto di più di quello che credevo potesse essere.

Il Natale quest'anno è stato molto migliore di quello degli anni passati:

La faccia di Figlia che diventa rossa per l'emozione di aprire la scatola dove lei era sicura di trovare le scarpe (" e chissà che scarpe mamma, che non sai nemmeno quali mi piacciono... ma va bene lo stesso mamma...") e ha trovato invece la confezione di bigodini elettrici; e la lettera che lei mi aveva guardato con l'aria saputella e mi aveva detto:- ma mammaaaa, una lettera d'affetto a Natale nooo, uffa, quella si fa quando ci sono momenti di criiiiisi, non a Natale mamma!- e invece ha trovato il pacchetto Premium del programmino Picnik e ha spalancato la bocca che suo fratello le ha detto :- figooooooo- e il regalo però era per lei e le sono pure venute le lacrime agli occhi, mentre io raccoglievo i frutti dei miei mattoncini ben pressati e messi a base nel perimetro della mia costruzione.

- e la faccia di Figlio che ha aspettato pazientemente che arrivasse il suo turno e finalmente ha aperto il suo arco con le frecce, e ha cominciato a ridere con la sua bocca che sta prendendo una forma tonda con tutti quei ferri che tirano, e ha provato a tirare l'arco ed era felice, ma quando poi per ultimo, ho tirato fuori da sotto l'albero l'ultimo pacchetto che era rimasto nascosto e Figlio lo ha aperto e ha trovato il Kindle è caduto per terra, è rimasto senza fiato, che pure lui era rosso in faccia, NON PO SSO CRE DER CI- continuava a gridare, e Figlia rideva e io ridevo e dicevo,: ahha! te l'ho fatta! Ti ho steso finalmente! Sei umano anche tu, anche tu hai delle emozioni!

- e la faccia di mio padre felice nello sfogliare il libro, tutto assorto dopo il pranzo di Natale a leggere le foto come se fossero un documento di grande interesse.

- e la faccia di mia madre che ha aperto il pacco del negozio e preso la maglia di Patrizia Pepe e ha esclamato, per la prima volta da che io le faccio un regalo: - è e-satta-mente- quello che volevo, perfetto nel colore e nel modello.

- la faccia della zia che ha ricevuto pure lei una maglia di Patrizia Pepe ( che la vita è così breve, potevo spendere meno della metà dai cinesi, invece ho preso quello che era in negozio, e il piacere di regalare una cosa bella è stato superiore alla spesa, mi ha fatto felice perché anche lei é stata felice)

- e il pranzo tutti insieme, come ogni natale, con le luci, gli amici, la grande tavola

- e Figlio che dopo pranzo mentre noi siamo ancora a tavola si mette al pianoforte e suona

- e io che rotolo di mia volontà verso un nuovo anno, che deve essere migliore perché finora, da quando ho agito da sola le cose sono andate solo migliorando.

Li ho tenuti da parte quei due ultimi cioccolatini: oggi ho visto la scatola così desolatamente vuota, che se finiscono poi passa sicuramente qualcuno a fare le pulizie e mi buttano la scatola vuota, che è esattamente quello che volevo. Prima.


Adesso no. Voglio tenerla quella scatola, e voglio tenere quei cioccolatini.

Sono miei.

Li ha dati a me.

Sono miei.

.......

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