San Fiacrio e la vita strati - 2 di 2




così, signora mia, mio papà un poco si commuove, e io entro in casa e rido e chiacchiero e mi lavo in fretta il viso, bevo il caffè, la Zarina ha già fatto tutte le valigie e si è dimenticata che io non ho pranzato, ma per fortuna un pezzo di torta verde c'è ancora, io mangio e poi dico, dai, partiamo, e così carico la macchina, 3 piani di scale su e giù, e poi portiamo il papà in macchina, che prima di scendere accenna al fatto che vuole il suo cappellino, e allora gli do il berrettino da baseball rosso con la scritta Australia che aveva comprato quando era andato da mio fratello la prima volta, e con il suo berrettino sta lì, in attesa che noi lo aiutiamo a scendere e ne facciamo qualcosa di lui.

Così partiamo, e qui si svolge il terzo strato della mia vita di oggi, il rientro, sono le 4 sono ancora in macchina stavolta il mare è alla mia destra e le aspre terre di Liguria alla mia sinistra, le curve sono difficili, la strada sale e scende, il traffico è intenso sono in molti che vanno verso Genova, ma io guido a una velocità costante, papà seduto dietro che pare un bambino, la Zarina seduta alla mia destra che sembra più piccola di quello che è, e io che guido sta macchina che non ha molta tenuta di strada mentre la Zarina mi dice soddisfatta:- eh, corre sta macchinetta eh? arriva ai 140 che nemmeno te ne accorgi.- Ora il sole alle spalle, entro ed esco dalle gallerie e il mio pensiero va scivoloso come la macchina sull'asfalto, che lei parla e io penso alle mie cose, a come ho morsicato la strada per arrivare a prenderli e a come invece la lascio scivolare giù verso il ritorno. Papà non sta bene, ogni tanto chiede dove andiamo:- a casa, papà, ti sto portando a casa.- sì, dice lui, ma a casa dove? non capisco ...- allora comincio io a raccontare, - andiamo a casa papà che eravamo al mare, ti ricordi la casa del mare sì? che ha 3 piani e i gradini di lavagna? e ti ricordi che l'avete comprata tanti anni fa, eh? ti ricordi quanto l'hai pagata, papà? 16 milioni, me lo ricordo io, papà che ero piccola piccola ma i discorsi che a casa si facevano su questi 16 milioni me li ricordo bene anche se voi li facevate di nascosto. E ti ricordi che la mamma ha comprato in offerta le mattonelle del pavimento? eh papà? ti ricordi che la mamma ha riempito al vecchia Simca bianca e ha portato da sola le piastrelle blu lucido che ora sono sul pavimento di casa? 500 chilomentri con la Simca che aveva il retro schiacciato sull'asfalto tanto era il peso. Ti ricordi che era stato un affare ? e la Simca, te la ricordi come aveva il culo basso quella volta? carica come era?- ridacchia il papà, la vecchia Simca bianca con i grandi sedili di plastica nera e il portellone enorme, una capacità di carico pari a un camion. Ridacchia anche la Zarina al pensiero delle millle acrobazie fatte per bilanciare le spese e gestire il benessere. Il benessere, signora mia, quello che permetteva a loro di avere un costante e continuo gettito mensile, una vita fatta di viaggi, di cene e pranzi, di acquisti oculati ma di soddisfazione, mai un leasing mai un mutuo, e hanno comprato le case, e la pelliccia, e le macchine, e le cene a casa con il cameriere in divisa bianca, la televisione a colori che eravamo tra i primi, la lavastoviglie che non l'aveva nessuno, il freezer enorme stivato della carne del contadino, 2 persone di servizio a casa, una programmazione pianificata del futuro (faremo e compreremo e andremo) ma erano altri tempi, signora mia, oppure io non sono stata capace di fare altre cose, e poi l'autostrada si innalza maestosa e imposta una enorme curva a sinistra, è l'ultima curva prima della Gravellona-Toce, mi metto a sinistra sulla corsia di sorpasso che questa è l'unica autostrada in Italia dove per forza sulla corsia di sorpasso ti chiedono di rallentare, che devi prendere lo svincolo per l'entroterra, e le macchine a destra accelerano e tu a sinistra rallenti, che la strada si biforca, la corsia diventa una sola, scendi imposti un'altra curva, entri in una galleria e risali in curva, che spinge verso destra, rallenti in salita che a destra arrivano in velocità, scali le marce e ti re-immetti sulla Ovada. Squilla il cellulare, le campane a festa, vedo che è il Maschio Alfa ma sono in un momento difficile della guida, e non rispondo che non ho l'auricolare, la macchina corre sulla scia delle altre, il cielo si rannuvola ma il cellulare squilla ancora e allora, alla seconda volta rispondo. Non capisco come mai al Lavoro Benedetto c'è sempre questa urgenza, come mai per quanto io cerchi di prevenire i problemi quelli si affacciano sempre doppi e anzi tripli, quindi decido che mi devo fermare, metto la freccia a destra e entro in una piazzola di parcheggio, una roba da camionisti dove noi mai ci siamo fermati in tanti anni, ci sono ombre di alberi e parcheggi per camion, una automobile ferma mentre dall'altra parte le macchine sfrecciano veloci e qui non c'è nemmeno un bar. Ci fermiamo e loro scendono e scendo anche io, chiamo Londra, dal mio cellulare, capisce signora mia, che il Lavoro va protetto e accudito, telefono e parlo e di là trovo uomini in affanno, che non riescono a parlare tra di loro, non si capiscono, ma come è possibile, dico io, come è possibile e allora parlo io, e mi faccio passare l'autista che è italiano ma parla malissimo, capisco meglio se parlasse in inglese, la prego, gli dico io, lo sa che lei ha ragione, faccia la cortesia, la pago di più, -sono dipendente io, porca puttana signora, sono un fucking dipendente- , ah lo so, non stia a dirlo a me, come la capisco sono un dipendente pure io, ma sa cosa faccio? io so che lei fa uno sforzo grande, lo faccio sapere io al suo titolare, sa, se lei mi carica il camion parlo io con Trans-sped e il signore dalla bellissima voce che ride sempre con me al telefono, sia gentile, non si arrabbi così, e magicamente quello si rabbonisce, io telefono al Trans-sped, Stefania le dico, lo sa che mi sono ricordata il suo numero di telefono a memoria? lo sa che sono nel mezzo dell'autostrada in una piazzola nel mezzo del nulla? mi da una mano a capire? e poi richiamo Londra, che ormai il telefono scotta, oggi è san Fiacrio, il protettore dei tassisti e per traslazione secondo me anche dei camionisti, fammi la grazia, che voglio andare a casa, papà credeva di essere arrivato, ha fatto due passi e si è guardato smarrito:- non ho capito dove siamo-...- -eh, accidenti papà, lo sai che non lo so nemmeno io? Siamo scesi perché avevo bisogno di sgranchirmi le gambe- ah ecco, adesso ho capito, - e rimontiamo in macchina, il camion di Londra ha caricato il suo carico ed è ripartito, ho patteggiato per un passaggio in Olanda e una consegna fatta in due giorni in Italia, venerdì mattina e sabato mattina, e riparto, innesco la prima, e poi la seconda, mi butto leggera e veloce sulla corsia per entrare in autostrada, la freccia a sinistra e accelero e poi via, la quarta e la quinta e anche la sesta, che sta macchina ha pure la sesta, e racconto del trasporto, del camionista, mi viene da ridere, cosa avrà mai pensato di me il camionista e Londra, e papà chiede:- e adesso dove andiamo?- A casa, papà, andiamo a casa. Mi chiamano Figlio e Figlia, a fasi alterne, -mamma posso? mamma posso?- che mi domando perché non chiedono al Talebano, ma è meglio così, mi rispondo, è molto meglio così e io corro, che mi pare di essere in un cartone animato, ci viene pure da ridere a me e alla Zarina quando papà chiede:- ma non ho capito, mi fanno male i capelli e vorrei che mi spiegaste dove stiamo andando- -Andiamo a casa papà, a casa tua, nella tua camera e nel tuo letto, te la ricordi sì?- -mah, mi pare sì, ma la macchina dove la metti?- nel parcheggio sotto casa, papà, così la puoi vedere- ah ecco, bene bene- e io corro, e penso che San Frisio è il santo invocato per trovare sollievo dalle punture di vespe e contro le emorroidi, e mentre la Zarina si attacca al telefono e chiama mezzo mondo, io penso alle mie cose, che devo guadagnare di più e lavorare meglio, mi dico che il mio progetto nel Nuovo Mondo andrà in porto, non so bene come ma mi immagino già la scena, o meglio una serie di scene una dietro l'altra, la mia vita parallela, quella che sta sotto tutti questi strati di quotidinaità straordinaria, e mi immagino come sarà parlare per telefono con il Nuovo Mondo sulle cose che riguardano me e basta, un lavoro nuovo per me, soldi nuovi per me, prendere i contatti per le cose mie e la mia barchetta, e mi immagino che dall'altra parte un signore grasso mi dirà che ci sono difficoltà e io per ciascun punto obietterò che ho già la soluzione, che potremo fare così e così e cosà, e poi lui mi pagherà il biglietto per andare, e io andrò, magari con l'Eletta, magari con Figlia, anzi un bel gruppo di amiche, io l'Eletta, la Combattente, La Donnachefa Accaderelecose, Irisnellamela, una squadra agguerrita di donne che sono salite sulla mia scialuppa anche se imbarca acqua ogni tanto, e penso io, se esiste anche un santo come San Frisio, che si occupa delle emorroidi, ovvero, signora mia, un santo che si occupa del buco del culo, allora sono salva per forza, che ci sono i santi che si occupano anche dei lavori sporchi, di quella parte nascosta dal pudore agli occhi del mondo, quella parte che nel linguaggio quotidiano mi ferisce sempre - l'hanno inculato, ce l'ha nel culo, una inchiappettata, me l'ha messo nel culo, glielo metto nel culo, t'inculano a sangue, lo inculerei a secco- e via così, ma se c'è pure un santo a cui rivolgersi per le questioni "del culo" allora san Fiacrio è il mio, che in un sistema complesso e perfetto come quello del nostro corpo, sono le parti nascoste quelle che lavorano di più, ma nella gerarchia che abbiamo dato anche alle funzioni corporali c'è pure chi si occupa delle più infime, perché non esiste gerarchia nelle parti del corpo, questa è la verità. E io guido tranquilla, porterò papà a casa e poi in ospedale, in qualche maniera faremo, pagherò i conti e addirittura arriverò ad avere un surplus, il Nuovo Mondo mi accoglierà a braccia aperte e tutti mi guarderanno e diranno che per me è stato facile, guarda siamo già a Verona, è stato un soffio, e ho già in mente il dopo, un piede nel presente e uno nel futuro, chi vuoi che vada a disturbare san Fiacrio, che sono tutti ad accalcarsi da Sant'Antonio e dai potenti, ma San Fiacrio non se lo fila di pezza nessuno di sti tempi, roba che se gli chiedo qualcosa lui è libero e mi ascolta, dammi una mano, che voglio andare a casa, sei il santo dei cocchieri, fa conto che io sia una tassista adesso, e poi, dammi una mano anche con il resto, che io sono nel buco del culo del mondo ma ci sono lo stesso, esisto, e vedi se puoi fare qualche cosa per me, vedi se riesci a mandare avanti le mie pratiche che sai, con la scusa che sono nascosta gli altri si dimenticano di me, ma in fondo, dicono che avere le emorroidi è un gran casino, che stai male tutto il giorno e tutta la notte, infatti pensa dicono pure che le tolgono quindi deve essere una cosa importante anche essere il buco del culo del mondo, san Fiacrio vedi di fare qualcosa per me che gli altri non mi badano molto, e in un attimo sono a casa.

Lo sapevo.

Io sono protetta e chi sta dalla mia parte è protetto pure lui. Non mi interessa di quello che dice il mondo: io sono un talismano e san Fiacrio è dalla mia parte.


Commenti

Post più popolari