La vita e la letteratura. Parte quinta



e insomma pedalo, che fa caldo signora mia, anzi più che caldo è afoso, un cielo scuro in una giornata di settembre, l'umidità si attacca come gel alle mie gambe e le zanzare sono insetti dal corpo a righe bianco e nero con ali sottili, in parte intorpidite in parte rese astute dal prossimo autunno e dalla fine imminente. Ma pedalo, che nel frattempo ho liquidato il Maschio Alfa, che in effetti la conversazione in ascensore non è caduta ma va a tratti, è un susseguirsi di - scusa? cosa hai detto? ho detto che sono in ascensore e non ti sento bene, ah no, scusa, non ho sentito cosa hai detto, me lo ripeti?-  e poi sei per strada dove il mondo ti guarda come se non ti avesse mai visto con il telefono in mano e io, sa com'è, penso subito che ho i pantaloni messi male, la borsa aperta, ma intanto dico delle invoices e della packing list, apro il garage e poi passa un autobus, è un delirio, saluto e chiudo la conversazione, devo farmi spazio in questa vita per me, come faccio sennò ad andare avanti così? Ripercorro la strada che anni fa, non molti, percorrevo felice per andare a casa di J, alle 6 del mattino, le brioche nella borsa, la vita che era uno straripante cesto di frutta esotica che donava generosamente tutto il bello possibile, adesso sono le 5 del pomeriggio, sta vita non è vita ma letteratura, passo le rotonde sulla parte riservata alle biciclette, disturbo con le mie ruote il nevrotico incedere delle automobili, le disturbo, pare evidente, che si devono fermare per farmi passare che io sono una bicicletta di merda e posso anche aspettare mentre loro sono macchine e hanno fretta che se avessi fretta anche io andrei in macchina, no? mentre invece mi devono dare la precedenza dovuta al fatto che loro sono in macchina appunto e io no, e gli tocca frenare per farmi passare, e le attraverso le rotonde, e una e due e tre, e poi arrivo all'ospedale, svolto a destra, e poi ancora a destra, la mia vita sempre in pericolo perché in bicicletta sei veramente a rischio, che succederebbe se io morissi? (che sa ho chiesto alla Zarina: - ma ti rendi  conto che casino succede se io cedo? E lei mi ha risposto:- beh, ti rendi conto invece di cosa succede se cedo IO?- e io ho pensato che non c'è niente da fare, ma proprio niente, è così e basta)  comunque chissà, vado nel sottopasso e poi salgo e proseguo e finalmente arrivo e parcheggio la bici. 

Come? Sì, volentieri prendo un ...vediamo, uh bello questo vassoio con tutte le bottiglie di liquore, io... vediamo, volentieri prendo l'Anima Nera,  con del ghiaccio e una scorza di limone, grazie, bellissimi questi bicchieri,  Venini certo, ah che cosa meravigliosa il vetro, che contiene le cose e tu ci puoi guardare dentro senza bagnarti, eh? un po' come questo salotto dove la gente arriva, dà una sbirciatina, vede se tutto è a posto, partecipa un poco della mia vita, si rende conto che sono ancora viva e poi silenziosa se ne va, la coscienza a posto, le mani pulite, il contenuto intatto, il vetro trasparente. E però io e lei ce li beviamo tutti in un sol sorso eh? Ah, lei ride signora mia, nasconde la sua bella bocca con la mano sinistra, lei ha un modo così grazioso di ridere, che abbassa lievemente il capo, e la sua lunga coda le scende soffice sulla spalla mentre lei raccoglie tutta la sua risata incurvando in avanti la sua docile schiena e facendola come rotolare lieve dentro di sé. Che bella che è lei, signora mia, lei mi piace proprio tanto: permette? Mi verso un altro po' di Anima Nera, che tanto mai sarà nera come la mia, almeno beviamoci su!

le dicevo che arrivo a pneumologia, e io non sono esperta di ospedali ma questo reparto è triste oltre misura, che è buio, un corridoio largo affollato da macchinari, personale ospedaliero che corre avanti e indietro, malati che non hanno più pudore e mostrano gli anni e gli affanni, legati a canule infilate nel naso, incapaci di muoversi perché privi di capacità respiratorie, la volontà fiaccata dalla mancanza di forze, i petti chiusi in grigie stanze, e un silenzio irreale, signora mia, che i parenti stanno loro vicino ma non fanno nulla, non parlano, e ogni tanto un rumore di sirena gracchiante rompe la monotonia di un grigiore pallido, tendente all'azzurro, ma è un impossibile richiamo alla vita, è solo una richiesta di aiuto a un'infermiera,, un pulsante schiacciato perché il grido non esce. Attraverso fino a metà il corridoio e poi entro nella camera dove mio papà siede, quasi in trono, una montagna di cuscini sulla schiena, l'aria di quello che non ha ben capito dove è, mi vede e s'illumina e dopo un po', grattandosi perplesso la testa, mi dice:- ma senti un po', ma hai visto che rivoluzione è successa? Sono stato in giro a vedere un po', l'autista mi ha accompagnato per la città, e ho visto questa cosa meravigliosa che hanno fatto, tutte queste proprietà suddivise tra tanti, e certo che riuscire a fare una cosa così senza spargimento di sangue, ma tu, tu che sei là fuori, ma ti sei resa conto di cosa è successo? - macchè papà, io corro così tanto che non so bene cosa succeda, ovvero, ho visto quello che dici, ma il perché e il per come...- 

Mi guarda perplesso, l'aria è opprimente, io guardo il suo vicino di letto, un bell'uomo, avranno la stessa età, e anche lui è alto, con delle belle cosce lunghe e le ginocchia lisce, ma lui non parla, sta male e la moglie gli frulla attorno e ne ha cura, una amorevole cura che mi commuove, io che avrei voluto solo avere una amorevole attenzione nel farmi dire un no e invece non ho avuto nemmeno quello, e ammiro e invidio la grazia e la scioltezza con cui questa signora si prende cura del proprio marito, e fa attenzione ad ogni parte del suo corpo, gli prende i piedi tra le mani e gli sorride, e poi gli passa una pezza umida e profumata nell'incavo del collo e dietro le orecchie, e con attenzione gli accarezza le braccia emaciate, lei che è bella, sana e bionda, un fisico invidiabile (e penso a me, signora mia, che sono grassa e pesante, un abito da due lire addosso) e lei ha il viso segnato dall'età, da una vita di lavoro e mondanità, era sicuramente una fumatrice, mi dico, ma ora ha i capelli ben aggiustati, e un trucco attento le allunga gli occhi grandi e celesti, e mentre la saluto papà mi dice :- senti un po', quella signora mi sta un po' antipatica, sai com'è, mi ha invitato a cena... è una di quelle che parlano e parlano, io però veramente non me la sento di andare a cena con loro, non ne ho proprio voglia, anzi dovresti farmi il piacere di porgerle le mie scuse, mi ha invitato a tutti i costi a cena ma io proprio non voglio, io voglio andare a casa, vengo con te? mi alzo? eh?- e io non riesco a coprire le parole, e guardo la signora e lei mi sorride, mi viene quasi da piangere, non per quello che dice mio padre, non perchè mio papà non sta bene, ma perchè io non avrò mai più qualcuno da accudire così, qualcuno di cui conosci il corpo alla perfezione, e il suo corpo è bello perchè è il suo e quindi è tuo, nella sua età e nel suo vivere, e lo ami anche se è vecchio, io no, per questo ho un dolore alla pancia che il cuore non c'è più da un pezzo, poi mi dico che è stanchezza, è caldo, è l'odore di mancanza di speranza che aleggia in queste stanze, ma la signora mi sorride, si avivcina al letto, e dice a mio papà, prendendogli una mano: - ah guardi , non si deve preoccupare sa, io la capisco, facciamo un'altra volta, che ne dice?
- ah, mia cara signora, non mancherò l'occasione di presentarmi a lei in veste più adeguata, mi perdoni ancora e porga le mie scuse a suo marito, ma come vede si tratta di cause di forza maggiore, e si figuri se non avrei voluto aprofittare della sua ospitalità, la prego ancora di perdonarmi, non mancherà occasione- e mio papà le prende la mano e le fa il baciamano, e lei lascia fare, a me pare di essere entrata nel sogno di mio padre, e mi pare di vedere la tavola imbandita, i lampadari con decine di lampadine a bulbo che emettevano luce potente, le tovaglie bianche e i piatti Ginori posati sopra i sottopiatti, e i bicchieri, e noi che siamo in abito da sera, la signora avvolta in un meraviglioso tessuto di chiffon di seta crema, con gioielli adatti alla sua età e alla sua posizione sociale, uno smeraldo quadrato grandissimo, e il marito in abito da sera che intrattiene gli ospiti, mentre noi stiamo per andare via.
Non è facile per niente essere malati, ma non è facile nemmeno essere sani vicino a un malato: la vita viene risucchiata nel vortice del malato, nelle sue esigenze e richieste, e poichè lui non è più nella sua routine, allora è necessario che gli altri lo seguano nella sua avventura.  Io capisco, e capisco l'emergenza, ma rifuggo questo risucchio verso la malattia, questo cedere le armi che mio padre ha fatto posandole di fianco al letto, sorretto da medici infermiere e dalla Zarina che lo assecondano in tutto, forza forza papà, perchè stai senza occhiali? forza dai, io mica ti imbocco, ma che scherzerai? lo sai che il cibo è la cosa più importante che puoi fare qui dentro? Ecco, bene dai, così va bene, mangiare e dormire papà, mangiare e dormire, no la flebo non puoi toglierla, e no, non è che adesso vieni a casa con me, mangia perpiacere, guarda, c'è la mela cotta, hai rotto una vita a casa che ti piacevano le mele cotte e adesso guarda qui, marrone, rugosa e morbida come piace a te, vedi? ti piace papà? no , a me non sono mai piaciute le mele cotte, è roba da ospedale papà, ahahah, proprio così, sì lavoro sempre, no, non con Il Professore no, lavoro al Lavoro Benedetto, ricordi? con il Maschio Alfa sì, e poi c'è la Femmina Alfa 1 e la 2, e poi c'è Soldato Jane, e poi Gambelunghe, guarda, ho la foto, vedi? e poi adesso è arrivata anche l'ultima che in realtà era la prima, ma poi è stata in maternità, no papà, non ho le foto, no, non sono una giornalista papà, no, le medicine, adesso devo andare, sì, no lavoro sopra il Negozio non dentro, dovrei andare a casa, che ho Figlio e Figlia, il frigo vuoto anzi adesso lo chiamo, Figlio vai a comprare il latte, prendi dello stracchino e della rucola, facciamo le piadine, papà fa caldo da morire qua dentro, ora vado, no, non puoi alzarti, vedi? hai le sbarre eh? così non cadi dal letto, come vuoi venire via? mi devi tenere il posto, sennò io domani come faccio? dai perpiacere sta femro qua, io ho i bambini a casa che mi aspettano, se tu ti alzi e te ne vai via io perdo il posto, se invece resti me lo tengono per domani, poi domai andaimo a casa, eh? guarda il Tavor, sì, ti prego tienimi il posto, e non ti preoccupare per la cena con la sginroa, le abbiamo già detto che non ci andiamo, ora esco ciao, sì? dimmi, sì, vabene, no ma davvero papà, ti ringrazio tantissimo tienimi il posto adesso vado, sìsì, ho tutto sotto controllo io, sta tranquillo, esco ciao.
Se fosse la vita vera andrei a casa e mi butterei a dormire. Oppure finirei schiacciata sotto un'automobile, un colpo secco e via. Invece sono nella letteratura, e per la strada incontro Eugenio. 

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