La vita e la letteratura. Parte terza


ah mi scusi, era il cellulare, che vuole, a stento trovo il tempo per venire qui, e mi domando come faccio a trovarlo il tempo per arrivare a sedermi qui e a parlarle della mia vita, lei se lo domanda mai? No? sì, capisco, una domanda stupida in effetti, se non avessi tempo non verrei, ma certo che pure lei, signora mia, lo trova il tempo di venire qui da me, e a me fa un gran bene sa parlare così liberamente, un gran bene che volentieri le racconto di come insomma arrivo a casa e trovo Figlia bellamente seduta al computer, ancora il pigiama sulle gambe lunghe, una coda di capelli messa alla bellemeglio che si volta radiosa e mi sorride - ciao mamma!- e no, non ha capito, non ha capito che è l'una e mezza passata, che anche lei deve mangiare, mica solo io, che la tavola va apparecchiata, una pentola con l'acqua messa sul fuoco, un vestito indossato. Scatta e frulla, lei con il cagnetto che le gira intorno tutto allegro, e non sa bene dove andare a parare, che Figlia non sa se le tocca vestirsi prima o apparecchiare la tavola e approfitta del fatto che io mi avvicino al quaderno e mi impietrisco nel leggere le cose scritte, così lei intanto si ficca in bagno e sento lo scroscio del rubinetto e lei che si lava i denti. Avere dodici anni e la scuola chiusa perché siamo ancora ai primi di settembre non deve essere facile, lo capisco, ma certo nemmeno avere la mia età e tutta la vita aperta è facile, e così attonita apro il quaderno e leggo e rileggo ciò che ora, per amor proprio voglio che lei veda con i suoi propri occhi, perché sennò è capace che lei creda che io mi invento ma invece guardi qui , no, aspetti ecco, non mi invento niente io, e leggo:

- la racolta diferenziata si fa solo quando questi dal aps ti portano acasa i cestini e i sacheti. qui da te si fa solo umido separato. cosi celo anche io. ti dico siguro perche ho domandato a aps.

il tutto scritto in maiuscolo e con i puntini delle i tondi come dei palloncini e nella lista dei detersivi di cui la casa ha bisogno una lista lunga che pare un dizionario,

-un detersivo per forno dentro, uno per frigo, e detersivo per bagno e spugnia e anticalcare e sgrasatore e...

Io sento in quel momento un sovvertimento di tutte le mie viscere, un flusso di energia malsana che mi sale dalle piante dei piedi e si incammina su per tutte le mie vene, che monta e galoppa, e leggo e rileggo e mi dico che non è possibile, non è possibile essere così stupidi come Io-no-ho-stata, così privi di qualunque senso dell'opportunità, delle gerarchie, non è possibile avere tanta presunzione e insieme tanta mancanza di rispetto e di umiltà, e mi monta la rabbia, che mi arriva Figlia in cucina e lesta prende la tovaglia e io monto di rabbia, che prendo una penna e le scrivo quel grande NO con un punto esclamativo alla fine, e penso tra me e me che la uccido, sta stronza, la prenderei a schiaffi, secchi uno dietro l'altro, uno schiaffo a destra e uno a sinistra, e poi aria via, fuori da questa casa, che ne ho già abbastanza di rogne io, ma come faccio io senza Io-no-ho-stata, adesso che mi sono abituata, è follia le devo parlare, penso di doverla chiamare subito ma sono saggia, ho già fatto abbastanza cose impulsive nella mia vita, adesso mi fermo e la chiamo dopo, preparo il pranzo, e Figlia mi chiede che c'è, e io racconto e il fiume di rabbia mi esce dalle fauci e vedo che Figlia tutto sommato non è per nulla dispiaciuta perché così può fare la parte di quella brava, e infatti mulina e va nello studio e mette in ordine anche la sua scrivania e tace, tace quando io mi accorgo con orrore che la lavatrice non è stata vuotata. Le Erinni dovevano essere come me, signora mia, come me in questo momento, furie scatenate senza alcuna possibilità di sfogare la propria rabbia, adesso la chiamo anzi no, ho detto che la chiamo dopo, sono cose da pazzi, e vortico in cucina, Figlia mangia e io parlo, e parlo e le faccio capire perché Ionohostata mi ha fatto incazzare e Figlia tutta comprensiva mi chiede:- sì, ma io sabato con che soldi posso uscire a fare shopping con le mie amiche?

il pranzo mi è andato in veleno, macino acqua mi pare ovvio, ma siccome vivo come in un libro e non nella vita reale, mentre sparecchio sti due piatti marci e Figlia schifata vuota le bucce nell'umido mi telefona la Zarina e io mi dico no no no ma poi rispondo, mi siedo al tavolo della cucina poso un gomito sul tavolo e rispondo al cellulare, sicura che sarà un disastro.

Infatti la Zarina comincia:

- ah tuo padre (ecc ecc ecc)! e la signora di fianco (ecc ecc ecc). ma lo sai che il dottore, e poi il Professore non ha chiamato chiama tu il Professore (ecc ecc ecc). E poi la dentiera di papà va sistemata e ecc ecc ecc, qua dobbiamo trovare una soluzione ecc ecc ecc, ma la tua proposta 1 non va bene perché ecc ecc ecc, la tua proposta 2 è ridicola, la proposta 3 è insufficiente ...

e prosegue la Zarina, che mi viene in mente di quando faceva così quando avevo il Talebano per i piedi e lui mi arrivava vicino e cominciava a muovere la mani davanti al mio viso e diceva piano:- ma con chi sei? - e io sussurravo:- con la Zarina- e lui :- ma sei sicura? non dici mai niente...- e ridevamo del mio essere presente e assente nello stesso momento.

- e tu?

mi chiede inaspettatamente.

- eh, io...

non riesco a trattenere la furia e parlo, racconto a ruota libera di Ionohostata, e come mi sento meglio, già mi sento peggio. Che signora mia, già sento le orecchie della Zarina rizzarsi, mi pare di vederla come scuote la testa avvilita, e man mano che esce la furia da dentro di me vedo che la carico di là, oltre la cornetta, una via pericolosa che ormai ho imboccato e infatti lei dice:

- beh, visto che sollevi la questione, allora ti dico che...

e gliela faccio breve, signora mia, ma la Zarina, da cui ogni tanto va Ionohostata, le ha fatto domande su casa mia a cui Ionohostata ha dato risposte, e pertanto , mi dice la Zarina, tu non sai trattare le donne di servizio e tu non sai capire come lei soffra poverina di un complesso di inferiorità nei tuoi confronti e di come è difficile fare la donna delle pulizie in casa tua, che poverina è un lavoro frustrante fare e fare e poi rifare, mentre tu sei in giro, ed è inutile che ti inalberi, non vuoi sentire ragioni ma la poverina si fa un mazzo tanto, tu dici che è ignorante io ti dico che è ingenua, io so che la tratti malissimo, io le mie donne di servizio le ho sempre trattate benissimo infatti per questo ne ho avuto solo 4 in tutta la mia vita, lei soffre e tu non lo capisci, in quella casa che hai, con quei figli che hai, che hai pure il cane, e lei poverina lavora lavora ed è frustrata, tu fai pure quello che vuoi, io non le direi niente poverina, lei crede di fare il meglio per te e tu le lasci scritto le istruzioni sulla spazzatura, per forza che poi si altera, la lavatrice piena se la sarà dimenticata, la tratti come una serva, non sai trattare la gente, che Dio solo sa come fai in ufficio, evidentemente è perché non tratti con inferiori ma solo con gente di più di te, invece la povera Ionohostata che sai, ha pure studiato al suo paese, che è laureata sai, che ti credi, lei poverina fa un lavoro orribile a casa tua, e poi lavora all'Ikea, e poi viene anche da me ogni tanto, e poi poverina, comunque con te non è possibile parlare, vedi come ti arrabbi, sei la solita, non parliamone più, argomento chiuso, vai tu dal papà dopo, ciao.

Boccheggio: è settembre ma fa caldo come ad agosto, mi butto sul letto a pancia in su, rifletto che sono le 3 e mezza del pomeriggio, e nell'ordine, ho fatto sogni turbolenti, ho fatto corse di qua e di là per essere presente dove mi chiedono che io sia, ho preparato il pranzo, ho cercato un contatto con la ragazza che mi fa le pulizie con l'unico scopo di rendere le cose più facili a entrambe, ho parlato con la Zarina perché avevo bisogno di parlare con qualcuno, sto gestendo i 12 anni di Figlia che non sono per niente easy, ho ancora tutto il pomeriggio davanti a me, che altro ancora può accadere?

- ah mamma, ciao, senti sono Figlio

- lo so che sei Figlio, vedo il tuo nome sul cellulare, oltre a riconoscere la voce e ad essere mamma di due persone e basta. Dimmi.

- ah ecco, ho trovato il foglietto con l'appuntamento dal dentista.

-e?

-ecco, vedi, ce l'ho tra esattamente tre minuti (risatine di fondo).

-cosa? ma se sono giorni che ti dico di controllare...!!!

-eh beh, chiamalo perpiacere e digli che non posso andare (risatine soffocate).

- io di queste figure con la gente non ne faccio.

- ma mamma, ho pochi soldi nel telefono...

- i soldi nel telefono li pago io quindi adesso li usi per un pasticcio in cui ti sei cacciato. Adesso telefoni e ti aggiusti da solo questa cosa che io non NE VOGLIO SAPEREEEEEEEEEEEE

-ma mam..

- ti ho detto CHE NON NE VOGLIO SAPERE! Chiama sto cazzo di dentista, ADESSO, oppure ti sbrano, te lo giuro ( le risatine sono finite, c'è un gran silenzio di là).

Chiudo la conversazione toccando lo schermo del mio amato iPhone. Ha perso il pulsantino del volume, povero lui. Sono a letto, fa caldo, vorrei morire, ma per un attimo la vita prende il sopravvento sulla letteratura e io sto ferma lì, immobile a non fare niente se non respirare. Non so come farò a non fare niente quando sarò morta. Sarà un vero disastro. Shh, sto ferma, lascio che i pensieri si accavallino e poi si spengano, devo risolvere qualcuna delle cose della mia vita, shhhh, piano, ho tempo, potrei cominciare da quella che è più lontana anziché dalla più vicina. Sto ferma, sento persino un cinguettio fuori dalla finestra. Poi mi alzo, vado al computer e comincio a scrivere una mail che inizia così:

- (...) penso sia una cosa interessante questo persistente tentativo di cancellare te dalla mia vita (...)

E la letteratura riprende il sopravvento sulla vita.


( to be continued)

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