Milano moda 2011: la partenza.




Era gennaio e di colpo è fine settembre. Era Firenze, poi una fugace visita a Milano in una fredda domenica di febbraio, ora è davvero fine settembre, tocca ancora a Milano. Neozone, per la precisione.
Signora mia, non ero sicura di volerci andare: mi sono trovata seduta al tavolo quadrato, il Maschio Alfa alla mia sinistra, le Femmine Alfa 1 e Alfa 2 di fronte e di lato. Parlano a volte linguaggi incomprensibili, io non ho mai niente da dire, la situazione è a totale carico loro, sono loro le combattenti, io ascolto magari un giorno avrò il coraggio di chiedere che cosa è lo stock e cosa il carico.  Solo dopo, quando loro se ne sono andate seccate, veloci, turbate, sicure ma scettiche, e io mi sono alzata e me ne sono tornata nella tranquilla sicurezza del mio tavolo incasinato,  il Maschio Alfa dopo un po' si siede accanto alla mia scrivania e mi domanda:
- Pensavo di chiederti di venire a Milano, ma so che sei nei guai a casa...
- Mi sono già organizzata. O vengo a Milano con voi, oppure mi chiudo in casa 3 giorni e fingo di essere stata alla settimana della moda. Ho bisogno di cavarmi da 'sta città.
Alzo lo sguardo e lo ficco obliquo attraverso i suoi occhiali. Sì, è stata più una mitragliata che una normale conversazione. Lui si stupisce, ma è solo uno stupore fuggevole, che poi si batte le mani sulla coscia e dice:
- Bene, allora prenota.
Bene, allora prenoto.
Funziono così da maggio ormai: ogni volta che mi chiedono di andare o di fare io vado. Per questo mi sono trovata quest'estate a suonare i Darbuka, con 4 o 5 donne entusiaste che sbattevano i palmi su un cono di alluminio e si dicevano l'un l'altra, convinte:- vedi? senti? così così..., e invece, signora mia, io provavo ma il movimento "tutto naturale" "più morbido che puoi" "eh vedrai, che se t'impegni ce la fai" "Eccolo!" "lo senti? eh? lo senti?" , io non lo sentivo, ma almeno ho imparato le tre note tre, Dum- Tak- Ka, ho imparato a scriverle (o meglio le dirò, ho imparato a leggerle che sono stata l'unica vergognosa a non prendere appunti mentre le altre sì che erano brave e io invece, la punta della lingua un po' serrata tra le labbra, la testa china a sinistra come a sentire meglio il suono,  la mano destra che batteva ora il palmo ora la punta delle dita, il braccio sinistro che teneva il darbuka appoggiato sulla coscia, ecco io mi divertivo a sentire le vibrazioni dum taktak dum taktak ka, dum dum dum taktak ), insomma sì, avevo capito che non saremmo mai diventate grandi amiche io e le altre. Che loro erano e si sentivano fighe, io no, ero lì perché mi avevano invitata e seguivo il flusso della vita. Ma è interessante vivere così, sull'onda dell'invito: fanno un corso di danza bolliwood, ci vieni? -bah, non so cos'è ma vengo.
Sì, d'accordo, adesso faccio quella che se la tira , che in effetti non è che abbia avuto molti inviti, ma per ciascuno ho detto di sì, e così ho prenotato per andare a Milano, per il puro gusto di avere una cosa che viene facile, Vieni? sì. Prenoto. Poi c'è stato tutto il resto, però. Una messe di discorsi sull'opportunità di muoversi in due, o in tre, o in quattro, e tu sì ma lei no, lei sì ma perché no? Ma Gambelunghe viene, non viene, resta, va, torna, legge, scrive, per fare che? telefona, che si fa? non so, avanti e indietro, nessuno sa niente, ok, decido io. Gambelunghe è giusto che venga. Bisogna crescere, muoversi, staccarsi dalla poltroncina comoda anche se stretta, farsi la valigia, camminare, stancarsi, stare in piedi, vedere, ascoltare, leggere.

Accidenti, ho pensato, la valigia! Che, signora mia, a gennaio avrei pagato non so che per potermi mettere il burqua, che con la solita leggerezza delle donne occidentali avevo allegramente chiesto a gran voce di poter introdurre il burqua anche nella civilizzata vita europea.  Adesso sono passati un po' di mesi, sono cambiate un po' di cose, nessuna veramente importante per me, ma qualcosa l'ho imparata pure io, quindi il mercoledì prima del sabato mattina comincio a prepararmi la valigia, sotto lo sguardo scettico di Figlia, che impotente vede la madre che si azzuffa con i vestiti appesi, le scarpe che non vanno bene, le borse vecchie, un corpo in disfacimento, un umore che si carica di striature blu scuro man mano che si sprofonda sempre più nell'armadio, una sensazione di vita che scivola e frana, ma che cazzo ci faccio io a Milano in mezzo ai vestiti, al glamour, la pancia è grossa, le gambe sono gonfie, le occhiaie profonde, mi ficco su i jeans e via, e Figlia che si scandalizza :- ma MAMMA! , e io mi siedo affaticata sul letto, che questo no, a questo mancano le scarpe, qui cosa ci metto sotto, lì cosa ci metto sopra, fa caldo, che merda di vita, è fine settembre e fa caldo, auff, perché non sono di là a scrivere i post del mio nuovo blog, a seguire da vicino l'avventura di Scimitarra, perché sono ingrassata, maledizione, perché non sto bene adesso? - Mamma ti fai troppe domande e non concludi le cose importanti- Ecco. Mi ci mancava la figlia Sapientino in versione Baci Perugina. Traballo e poi decido: questo con questo, quello con quello, mancano le scarpe che io non ci vado a Milano con le scarpe con i tacchi, adesso si va a letto, fila a lavarti i denti. Tanto è mercoledì, prima di sabato magari finisce il mondo, come avevano detto quelli del video.
Invece no, il mondo va avanti mentre io arranco e quando la sveglia suona alle 6 e 30 di sabato mattina penso che sarebbe stato molto meglio se io fossi nata muta, e visto che invece so parlare, sarebbbe molto meglio se io imparassi a tacere, che forse il Maschio Alfa non si sarebbe impietosito e non avrebbe cercato di darmi una mano prenotando un albergo a Milano per farmi lavorare tre giorni tre, che già sono disfatta così, come faccio a reggere un trittico di tre giorni di fiera durante il weekend?  Che lei sorride pacata, ma vorrei ricordare a me stessa, prima ancora che a lei, che il weekend è pur sempre l'invenzione favolosa di chi ha un lavoro, che chi invece non ha un lavoro vive in un perenne weekend (mmm, che faccio oggi visto che non sono in partenza per Malibù? mah, una lavatrice, una passata ai mobili, un rammendo una spazzata un arrostino la spesa una lavatrice, ancora polvere sui mobili, l'arrosto non lo vuole nessuno diomio c'è un'altra lavatrice da fare???). Ecco. Così alle 7 di sabato ho dato un'occhiata al cane, che era parecchio seccato di non poter venire a una battuta di caccia con me, ho chiuso la porta e a gran passi mi sono trascinata il trolley verso la stazione ferroviaria. Vestita per benino. Con la sicurezza di una scatola di cerotti in borsa. Una borsa nuova assolutamente non necessaria (- auff, adesso che faccio? che mi metto?- devi assolutamnete comrparti qualcosa di superfluo- e così, per ascoltare il consiglio dell'Eletta, mi sono comprata la borsa nuova, un po' grande, di stoffa da divani inglese, i manici di pelle, vera pelle, -sa, vado alla settimana della moda a Milano... - Cosa? uhhh che meraviglia, questa borsa è italiana, per il viaggio le andrà benissimo, ma che bello, lei che va a Milano, ah guardi, è perfetta questa borsa per andare a Milano- - eh, sì, mi piace, mi ricorda un po' Mary POppins...- Cosa ? chi? Ah il vecchio film? Sì, come dice lei, è un po' uno stile retrò, un po' inglese ma con quel gusto tipicamente italiano -OKOK LA COMPRO- e ho sganciato i soldi per la borsa assolutamente superflua.). Un paio di scarpe nella borsa. Una borsa dentro la borsa con il trucco. Vado a Milano. Sono entrata nello scompartimento e sono rimasta in un beato silenzio fino quasi a Milano. Poi ho aperto la borsa, e da dentro ho estratto un'altra borsa che ho aperto: specchietto, matita, fard, rimmel, rossetto, un'occhiata ai denti, una alla faccia in generale tanto per assicurarmi di essere proprio io quella lì con quella faccia, e poi, arrivata a Milano sono scesa. 




Sinculi il mondo, signora mia, mi faccio troppe domande e non concludo niente (che va così, sa, senza apostrofo, un sinculi diretto, senza pause nè perché).
 

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