come una sindrome del silenzio

ed è come, signora mia, ed è come, signora mia, se io vivessi una specie di sindrome dell'abbandono o meglio ancora del silenzio imposto, dove la gente arriva, mi guarda fisso negli occhi e incuriosendosi di me pensasse - toh, che specie rara di donna è mai questa... - E per questa ragione mi prendesse, in qualche maniera mi circuisse, e imparasse a vedere cose mai viste prima (in cui peraltro aveva creduto e poi cancellato in sé, che sa, non + che io sia niente di particolarmente raro è solo che forse io credo e mi pare che gli altri invece no, capita anche a lei?). E' come se, signora mia, una volta annusati i miei abissi e sfiorate le mie cime, è come se mi volessero riportare giù, nella norma, e quindi avanti così,

che poi mi vogliono misurare e mi vogliono come vogliono loro che io sia ( e lo fanno per il mio bene sa) e quindi mi costruiscono intorno castelli o piuttosto gabbie e se faccio a ritroso la mia vita, partendo da lontano e dalle mie relazioni con gli uomini, sono sempre stata io quella che ha rotto gli argini, preteso di più e quelli non mi hanno creduto, signora mia, non hanno creduto che sono pulita nelle mie intenzioni, che sono fedele ai miei pensieri, che per me le parole hanno un senso e non sono buttate lì a caso (che sempre si lamenta l'Eletta di come le parole vengano usate e stracciate e gettate dietro le spalle come se non fossero nulla ma solo parole al vento mentre anche le parole al vento hanno un loro perché), e perciò se io dico - vorrei portarti via con me, per sempre- è per sempre davvero e non per un momento solo, ma forse le altre persone fanno così e io vivo adesso questo sentimento di vuoto e piatto, e adesso lei non c'è e io che faccio? che forse il destino mio è di raccontare storie vere come se fossero finte e quelle finte come se fossero vere, e poi sa che succede, signora mia? che scappano, gli uomini diventano silenziosi e se ne vanno, e c'è chi si nasconde, e c'è chi tace e c'è anche chi muore. Ma fanno tutti così, signora mia, e adesso che lei qui non c'è, e nemmeno il profumo lieve della Maison Margiela, che quello è il mio profumo sa, non volevo dirglielo ma l'ho riconosciuto subito e in effetti una signora come lei altri non poteva avere che esssenze pregiate e particolari come il no name della maison Margiela, che io mi sono comprata a gennaio il barattolino più piccolo di tutti pagandolo una fortuna, e adesso che l'ho finito devo tornare a comprarlo ma la boccetta è lì, vuota e bianca, e insomma io qui sento ancora il suo profumo e lei non c'è, eppure lei tornerà vero?

Non è che mi lascerà qua sola e in silenzio? Io amo il silenzio che è carico di parole, ma in questo silenzio che pare cosmico, in questo salotitno aperto a tutti vedo solo che lei non c'è, e io non so nulla di lei, che domande non oso fargliele perché ho il terrore delle risposte, e temo allora che lei se ne andrà, anche lei in silenzio come gli altri, che il confronto con me è evidentemente doloroso, oppure io non merito parole, oppure io volo troppo in alto e poi troppo in basso e sì, oppure io stessa ho troppe parole che poi non riesco a dire ma solo a scrivere e scrivo troppo forse?

maledizione lo so, nonostante gli sforzi miei e degli altri io sono ancora troppo, ero troppo per tutti e quindi per questo faccio senza, senza uomini ok, ma lei no, mi raccomando, torni, signora mia, torni la prego, che non me ne frega niente se lei non ha nostalgia di me, sono io che soffro il suo silenzio, la sua assenza, e la prego torni, io verrò spesso a vedere se lei è rientrata, e fedele come sono sempre stata attenderò fiduciosa che lei abbia ancora del tempo per me, che le sue parole sono balsamo sulle mie ferite, e non so se lei se ne è mai accorta, ma io ho trovato qui un ristoro, un luogo dove mi hanno scoperto il cuore, letto fin dentro nel profondo, ma hanno mantenuto il segreto, e io torno qui perchè in questo luogo amo vedere le sue parole, sognare le sue suggestioni che mi pare di vivere una vita facile persino, una vita facile e corposa.

Che sa, signora mia, le pepite brillano sempre, anche sommerse dal fango.
E le parole restano, che le parole hanno un significato.

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