Il Pitti Uomo e Superkoars.-2-



Dai, diciamolo francamente che andare al Pitti è stata n'idea grandiosa e devastante insieme.

Non sono pronta per andare al Pitti: lunedì mattina Gambelunghe mi aveva confessato di avere la valigia già pronta. Per la verità anche io avevo provato a prepararmi: avevo aperto l'armadio e mi ero seduta sul letto dal momento che uno sconfortante senso di impotenza mi aveva preso. Poi avevo pensato che un pantalone nero fa sempre la sua figura, che tanto non ho nulla da offrire né da prendere, che le scarpe erano la cosa più importante e che come con le case e la loro ristrutturazione, prima si parte dalle fondamenta e poi si sale. Così ho pensato che visto che le basi c'erano, (leggi le mie scarpe nuove) per il momento poteva bastare: e lunedì ero ancora tranquilla. Le tempistiche del Pitti mi sfuggivano ancora tutte. Poi era entrato il Maschio Alfa in ufficio, si era seduto accanto a me, avevamo imbastito due o tre conversazioni e qualche controllo finale, e poi aveva lanciato con non-chalance la frase che mi aveva colpito:- mi sono comprato le scarpe nuove per il Pitti.

e io lì avevo cominciato a capire che il Pitti Uomo inizia molto prima della fiera in sè. E quello che per voi sembrerà banale, a me è parso terrificante. Cosi martedì pomeriggio, mi sono mossa verso Coin, con l'intenzione di comprare qualcosa di nuovo e di adeguato. Ho girato smarrita nel negozio a più piani, trascurando accuratamente di fare un salto nel reparto casalinghi che una settimana fa mi aveva procurato un acuto dolore il cui ricordo ancora mi danneggia. Ho toccato e guardato i vestiti nuovi e infine ho deciso: qui bisogna ripartire dalle basi, mi mancano i basic (appunto), quindi è inutile addobbare un vagone (generosa definizione del Talebano per quello che sono diventata negli anni). Io devo sentirmi a mio agio al Pitti: ho preso così una maglietta morbida che era in super saldo a 20 €, e poi ho comprato della biancheria intima. Si parte dal basic, puliti dentro belli fuori. E poi io ci vado solo per vedere, mica devo fare altro, solo vedere.

Al Pitti Uomo sono così avanti che fanno una pre-collection della Donna.

- Ma- ho chiesto io più volte a più persone- se questa è la pre-collection, quando è la Donna Collection vera e propria?-

Purtroppo però nessuno sapeva rispondere, vagavano vacui non lo so, finché non me lo ha detto lei, guardandomi di sfuggita negli occhi mentre era intenta a fare altro, camminare, salutare, digitare numeri al telefono, sistemarsi il collo di pelliccia grigio (Patrizia Pepe) :

-Tesoro, varda che il Pitti sè solo che par l'Uomo. La donna sè 'na merda che se gha inventà par far schei coi ochi come noialtri. Se lù (indicando il Maschio Alfa poco distante) chel voe vegnere con lo stEnd, ma sè 'na mmmerda, teo digo mì, credeme.-

Ecco, in sostanza, il Pitti Woman di gennaio viene ancora prima della prima fiera della Donna dove ci sono le prime anteprime della moda invernale dell'anno prossimo. Se non è avanti il Pitti, io non so davvero cosa potrebbe esserlo. Mi sento così indietro io, che nemmeno mi dò più fastidio. Arrivo che sono allegra, fuori c'è il sole, a me non è chiesto di fare niente, ma proprio niente, lo stand è semplice e raccoglie i nostri 13 vestiti appesi alle rastrelliere, sullo sfondo il quadro che io e il Maschio Alfa abbiamo deciso di far fare, su una mensola le agendine nere con il marchio P&A London, per terra il parquet e in fondo un tavolo con due seggioline finto Luigi XVI che s'intonano alla perfezione con il manifesto della nostra Black Collection. Peccato questo piombo dentro di me, che mi rovina un po' la festa: ma è lontano, tanto lontano, e mi si avvicina il Maschio Alfa e mi dice:

-ti presento la nostra modella.

La nostra modella ha 22 anni, è alta un metro e 70, è una taglia 40, forse anche 38, ha una bella bocca carnosa, occhi scuri, capelli lunghi neri e un tacco 12. Mi da la mano un po' molle ma sorride, e sta in piedi ferma sui trampoli per tutto il giorno, sempre in silenzio, sempre sorridente appena arriva qualcuno, e se le dicono cammina lei cammina, se le dicono fermati lei si ferma, se le dicono cambiati lei si cambia, se le dicono girati e fami vedere le maniche lei si gira e fa vedere le maniche. Quattro giorni così. Una volta si è seduta, che il Maschio Alfa era andato via e non c'era gente, ed eravamo sole nello stand, io lei e Gambelunghe, e ha preso in mano la rivista e ha guardato una pubblicità poi indicando una modella mi ha detto:

- ma hai visto questa che bella? Ah, ritoccata sicuramente.

-perché - ho detto io - magari non è vero, magari è veramente bella così.

- Così bella?

mi ha chiesto lei smarrita, e ha sospirato guardando intensamente la foto e cercando di capire se era truccata o no.

- beh, - ho detto io - mica si può essere sempre le più belle ovunque e per sempre.

L'ho ferita. Ma ero sovrapensiero, che questa ragazza mi metteva a disagio, a 22 anni faceva questo come lavoro, e due dita di fondotinta sul viso che non ne aveva di sicuro bisogno, delle gambe lisce, ma così lisce che ho stentato a credere che lei avesse i bulbi piliferi e magari chissà, capace che se li è fatti bruciare tutti, con le vesciche ai piedi per stare sul tacco dodici, pronta a sorridere in maniera meccanica ogni volta che qualcuno la guardava, affiancata da un agente alto e magro, più vecchio di lei di 15 anni almeno, con arie da pappone, che mi si è avvicinato e ha tentato di spiegarmi che lei era una attrice, che lui stava per farle fare il salto di qualità, che la avrebbe mandata di qua e di là con i nostri vestiti se solo noi avessimo voluto, che lui parlava con me perché aveva capito che ero io che tiravo le fila anche con il capo ( e strizzava l'occhio con aria complice), che ero io quella che si occupava di comunicazione e marketing, e mentre mi parlava io avevo un gran desiderio di vederlo morto. Morto così. Che lui mi procurava un gran dolore, e lei pure. Io lo avevo fissato neutra, senza pensare, senza vederlo, volevo solo andare via, e ogni volta che lui mi rivolgeva la parola io non rispondevo, non sorridevo e restavo silenziosa e imperturbabile, poi dicevo - scusa ora vado- mi alzavo e mi allontanavo. La nostra modella aveva l'aria triste e non aveva più speranze. 22 anni. Gambelunghe è più bella di lei, è meno preparata, eppure ugualmente coinvolta nel mondo della moda e del divertimento. Le ho sentite parlare di discoteche, uno straccio di conversazione al quale sono completamente estranea; l'età penso io, si sente negli interessi in comune. -Ah poaretta- mi ha detto poi Gambelunghe in privato- è proprio cretina quella lì, mi fa una pena, non le si può stare vicino, più che di diete non sa parlare-

Al Pitti Uomo ci sono anche donne, per la verità, non solo uomini: e io ne ho distinte 3 tipi. Quelle giovani, belle, bellissime, con le gambe lunghe ma così lunghe che pure Gambelunghe ha spalancato al bocca esterefatta. Ne ho viste di bellissime, perfette nel corpo, particolari nei volti, che per descriverle bisogna usare tutti gli aggettivi superlativi, un trionfo di -issima degno di un tema infantile. Vicino al nostro stand c'era una ragazza biondissima, con i capelli lisci lunghi, un volto angelico e perfettamente simmetrico, occhi chiari, la bocca ben delineata. Lei era nello stand degli scialli: ne indossava uno ogni tanto, e metteva in ordine la merce, e ogni tanto parlava con il pubblico, sorrideva amichevole e abbassava lo sguardo imbarazzata quando io passavo lì vicino e affascinata la fissavo. Non si fa, lo so. Ma io ho bisogno di bellezza e lei era talmente bella che mi si posava sul cuore. Di fianco, in uno stand costruito con una struttura di legno circolare aperta, c'era uno stilista che aveva due modelle tedesche. Erano filiformi, le aveva vestite di nero, leggins che lasciavano scoperta una porzione di caviglia, maglie nere in sovrapposizione, golf neri aperti davanti senza apparente struttura, che pendevano dalle spalle, collo coperto da sciarpa nera, cappello. Erano due uguali, con i capelli corti alla maschiaccio, camminavano sui trampoli pure loro, da tutto quel nero emergeva la pelle chiara delle caviglie e del viso, e si muovevano sinuose e morbide, bellissime nel loro essere nere, due ombre aggraziate che sembravano ballerine.

Io camminavo pesante, e quando ero nello stand mi nascondevo, che nel nostro stand sono tutte magre e giovani e curate, e dovrò imparare anche io a curarmi, ma come faccio se ogni due anni mi ammalo, e resto sola, e avrei bisogno di lui, ma forse lui non mi voleva bene, non mi ha mai voluto bene, forse ha ragione la DOnnachefaaccaderelecose, io ho sbagliato tutto, che deficiente che sono, come ho potuto pensare che lui potesse, non oso nemmeno dirlo.

(ma quel giorno, era caldo, all'ombra del portico mentre prendevo la bicicletta mi aveva detto:- ma come ti sei vestita?- e io abituata a sentirmi attaccata sempre dal Talebano, da mia madre, da mia figlia su quello che indosso, avevo alzato le spalle, e avevo risposto la solita frase :- una camicia, a me piace- e poi eravamo andati in giro e dopo, molto dopo, forse il giorno dopo mi aveva chiesto scusa,. mi aveva detto: - guarda che io non intendevo dire che è una brutta maglietta, mi pareva solo che fosse calda, che ha le maniche lunghette, non era mia intenzione...- E io ero al Pitti Uomo e ditemi voi come cazzo cazzo cazzo si fa a vestirsi bene, ad avere cura di se stessi se ogni volta ti ammali, e provi a guarire, che ti viene offerta la via della salute quando meno te l'aspetti, e certo io non mi aspettavo che lui mi chiedesse scusa, io uomini che mi hanno chiesto scusa ancora non li avevo conosciuti, e soprattutto mi stavo innamorando e forse avrei dovuto rendermene conto prima, invece di vivere il mio presente così intenso, che lo era per me e non per lui, e lasciate che mi sfoghi, cazzo, e il maschio Alfa mi si è avvicinato e mi ha detto:- Noi dobbiamo andare, F. ci vuole per il pranzo, ...

Io ho capito che F non ci voleva a me e a Gambelunghe, che lui non voleva lasciarci da sole,:

- non ti preoccupare, vedrai che non muoriamo di fame, andate pure, noi ci arrangiamo.

La cura a volte sta tutta qua, nel preoccuparsi di cosa e quando mangierai, nel non saper dire che si è incastrati in un pranzo di lavoro con gente con cui devi per forza stare. La cura sta nel chiedere scusa per una parola detta, temendo di avere offeso.

Ho il cuore in frantumi, ma sono al Pitti Uomo, e mi riempio gli occhi di cose belle.

Commenti

Post più popolari