La decisione irrevocabile


Lei mi chiede, e io provo a risponderle, ma mica è facile raccontare senza dire, confermare e nascondere, e in sostanza camminare sul filo delicato dell’anonimato ma certo è che una mattina di marzo, che era un venerdì, ed era caldo e assolato, e io ero entrata in ufficio leggermente zoppicando, mi hanno chiamato nell’ufficio del Maschio Alfa, dove sono entrata credendo di salutare e rivedere volti noti in un luogo da cui mancavo da circa una settimana o forse più, mentre invece imboccavo una strada non chiara.

Già entrando in corridoio avevo sentito un vibrare sottile, un rumore a bassa frequenza, come se i cuori di tutti si fossero messi a battere con toni pesanti e grevi. Ma non ci avevo fatto caso, che il mio scopo era camminare fino all’ufficio del Maschio Alfa, salutare e andare a casa, che altro non volevo.

Sono entrata nello studio e il sole entrava obliquo e sfacciato dalle finestre, riflettendo un luce eccessiva ....
(omissis)




- il Negozio chiude.

(omissis)

... sono rimasta impietrita, mentre l’effetto era identico a quello che si può ottenere se qualcuno punta le mani sulle tue spalle e ti spinge con forza, e tu cadi all’indietro che in avanti non puoi, perdi l’equilibrio e piombi di schiena su un letto che in parte ti sorregge in parte diventa prigione, e mentre cadi pensi che stai cadendo e morirai, ma poi pensi che c’è il letto e non puoi quindi farti del male, e poi pensi che comunque sei stata gettata sul letto e c’è qualcosa che non va, che forse è uno scherzo, forse una prova, forse è un gioco, e l’unica cosa che sono riuscita a dire mentre mi guardavano per vedere la mia reazione è stato:
-       -- E quando si chiude?

E ho spiazzato tutti, che si sono guardati l’un l’altro e una voce ha iniziato a circolare, ah, 45 giorni, no 40 giorni, no 50 giorni, non so, guarda il calendario, mah, oh non sappiamo quando chiude? 6 settimane, no 5, no 45 giorni, fino a fine aprile, no una settimana in più, insomma! Non importa.

Che avrei dovuto tacere come avevo fatto fino a quel momento, ma invece ho continuato:
-      - -  e di sotto? cosa hanno detto i ragazzi giù?

E davvero un buon tacer non fu mai detto, che ...

(omissis)

A quel punto ho detto:
-        -  mi serve una sedia, che non sto bene.

E mi sono seduta, come fossi stata a una veglia funebre, seduta in silenzio cercando di raccapezzarmi, e capire dove ero finita, che alle mie due domande non c’era stata risposta, e loro guardavano me mentre io fissavo il tavolo e cercavo nel groviglio dei miei pensieri, e poi ho detto:
-       - scusate, la mia è una domanda un po’ stronza, ma io con che società sono?

E invece a questa hanno saputo rispondere, sollevati mi hanno detto di che società facevo parte, mi hanno risposto in tre, insieme, mentre io ero seduta al tavolo, con la sensazione di essere stata spinta con le spalle verso un letto, le ginocchia piegate sulla sponda del letto e il resto del corpo su un soffice materasso, sopra di me un corpo enorme, pesante, ma il tutto è morbido, apparentemente tranquillo e privo di pericoli, mentre un senso di inquietudine prende la testa e la riempie di pensieri fitti, così fitti che non si riescono a distinguere.
Sono rimasta in silenzio, e con me gli altri, io a fissare il tavolo, gli altri non so, finché poi mi sono alzata:
-vado a vedere la mia posta. Non vi si può lasciare soli una settimana che mi combinate un casino mostruoso.

(omissis)

E questo è quanto, signora mia, qui rotola tutto, papà non sta bene, dall'Australia non arrivano buone notizie, D'Artagnan non sta bene, ho dimenticato di pagare una rata del condominio e adesso sono quindi 1500 tutti insieme, (entro il 10 aprile, dicono), io continuo a scrivere nell’altro blog che è online, e non so per quanto tempo riuscirò ancora a mantenere questo ritmo di scrittura, adesso che si sono aggiunte le chat che mi aiutano a capire me stessa, e sono sopraggiunti altri problemi, tra cui quelli della mia salute che è un po’ instabile e necessita di alcune cure, tra cui magari un dentista. In più faccio dei sogni folgoranti, così precisi e metodici da lasciarmi stordita come se avessi appena visto un film, e non demordo sulle mie cose, non voglio lasciarle andare a marcire e però mi dicono che devo cambiare ancora modo di vedere,  che ciò che mi faceva felice una volta non può farmi felice adesso, e la gente mi parla di felicità come se fosse una cosa a portata di mano, quando invece io stento a sopravvivere.


Mi serve una svolta, signora mia, un Demolitore, lei sa cosa intendo vero? Beh, se lo capisce lei che nemmeno sa tutto ciò che mi riguarda, perché non dovrebbe capirlo anche l’Universo tutto?

Mi serve un aiuto insperato.

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