La guerra, Luca Belludi e l'integrità di coscienza





Allora è successo signora mia, che ero al Lavoro Benedetto, facevo cose e restavo in ammollo così come stanno coloro che possono essere mandati a casa dal Lavoro Benedetto il giorno dopo con la frase:- scusa sai, dobbiamo tagliare, non è nulla di personale perché tu sei veramente in gamba, ma non ci sono soldi, devi restare a casa scusaci tantissimo, noi ti apprezziamo ma ciao e grazie- quando d’un tratto mi chiama la Zarina e mi scarica addosso una serie impressionante di colpi a mitraglia, come un pugile professionista senza darmi nemmeno il tempo di rispondere o capire il perché tranne che è sicuramente colpa mia, sono un’ingrata e fodnamentalmente una vera merda che non merita niente. E se lo dice la Zarina una pensa che sarà sicuramente vero, giacché le Zarine mica sono elette dal voto popolare, uno se le trova così elette da Dio e poste sul regal trono quindi per forza ti amano e se dicono delle cose le dicono perché tu non ci sei arrivata da sola e perché loro hanno per forza ragione e tu per forza torto.

Il punto è che in una situazione quale è la mia attuale, l’ultima cosa che voglio è aprire un nuovo fronte di guerra con la Zarina dal momento che non è che le puoi dire: ok, voglio il divorzio vattene per la tua strada che io vado per la mia. La Zarina resta sul trono e tu sulla terra che lei governa, è vero come è vero Dio o come è vero che io sono qui che scrivo e lei, signora mia, lei è qui che mi legge.



Dispiace anche molto non essere il tipo di suddito che la Zarina vorrebbe tanto avere: una donna per bene, magra ed elegante, con una bella famiglia regolare, un lavoro part-time, amicizie interessanti, una vita sociale piena ma misurata. Invece non sono nulla di tutto questo e capisco che la delusione possa essere tanta ma non so che cosa farci e non è che posso improvvisamente cambiare e costruirmi una vita diversa. O meglio, ci sto provando, ma è anche da poco tempo che tento e ho delle limitazioni molto forti che mi impediscono di poter essere veloce quanto vorrei e libera di muovermi. In ogni caso, non sono tanto sicura che ciò che voglio io corrisponda a ciò che lei vuole che io voglia, non so se mi spiego.
Ecco, quindi l’altra mattina sono stata tramortita da questa telefonata che mi toglieva il sostegno morale e scavava tunnel nella mia autostima, come se fosse mia la colpa dell’IMU, degli esodati, delle tasse sulle terze e quarte case, dell’età che avanza, della dracma pronta a ritornare in Grecia come se fosse una calamità naturale prevedibile ma non evitabile che trascinerà tutti a fondo.
E poi il click! della comunicazione telefonica chiusa in faccia, che è una cosa che la Zarina persevera a fare e sulla quale io mi imbestialisco ogni volta, ma non è che uno va da una Zarina e dice:- Sua Maestà, è veramente cafonesco che lei mi chiuda la conversazione così, la trovo una forma di sopruso perché lei mi toglie la possibilità di difendermi – perché, lei capisce signora mia, andare a dire una cosa simile a una Zarina non è proprio possibile, oltre che inutile.


Intanto però il danno era fatto e io ho sentito vacillare sotto di me la scrivania nera e grande, il computer e la mia sedia, e ho capito che stavolta non era il terremoto ma io, proprio io.  Allora, senza chiedere niente a nessuno, solo un fugace –io adesso vado via torno nel pomeriggio-  ho preso il cellulare il cappellino e la mia borsa e sono uscita e sono andata in Prato della Valle a camminare cercando un po’ di conforto e soprattutto aria fresca e non l’eco del mio mondo che crollava. Ho camminato parecchio, e poi mi sono anche seduta sconfortata sul bordo dell’isola Memia e ho pensato che forse, se fossi stata su un ponte grande magari ci avrei pensato a buttarmi giù, invece l’acqua dell’isola Memia è bassa e un po’ stagnante e certamente non si muore annegati, che nemmeno quello mi è concesso. Sono rimasta un pochino lì ferma, e ho fatto anche qualche foto che non c’è verso che io la smetta di fare foto quando vedo delle cose che mi piacciono, e ho fatto foto anche se mi veniva da piangere signora mia, perché nulla nella mia vita di adesso va per il verso giusto, e questo succede ormai da parecchi anni, in fondo da quando ho deciso di cambiare vita e di provare cose diverse. Tipo quella di avere un amante, ecco.



Ho pensato che non si fa. Ci si tiene il marito che ci si è scelto, si ha cura dei figli e del cane e del marito e della casa, si programmano le vacanze, si decide insieme le cose da fare, si cede, si cede ai doveri, alle esigenze degli altri, ai loro impegni e alle loro necessità. In cambio si ha sicurezza, si è in due e si è riconosciuti dal mondo intero e si vive in pace.  Facilmente si ha anche un lavoro a un certo punto, se c’è il terremoto si divide il rischio e la paura, se l’Europa sprofonda magari si pensa insieme a trasferirsi, ogni tanto uno prepara la cena e l’altro va in palestra, e così si evita di stare seduti sul ciglio dell’isola Memia a chiedersi come si farà ad andare avanti che già abbiamo dato fondo a tutto il possibile delle risorse ed è un continuo sbattere la faccia e il cuore e le mani per terra, sul cemento granuloso, che si infila nella pelle e graffia senza uccidere.


Ho pensato anche che sarebbe stato bello poter condividere con qualcuno il mio cedimento e la difficoltà di riprendermi dalla reprimenda della Zarina, ma naturalmente non c’è nessun uomo intorno che sia felice di sentire la mia voce al cellulare e le mie lamentele.  Poi ho pensato al fatto che deve esserci un baco molto forte in me visto che Il Fantastico Mondodisney ha collezionato amanti tutto l’inverno, (beh sì non tanti ma 3 credo o forse 4 o forse 5, e sì certo, non solo quest’inverno ma negli ultimi due anni) e mi domando come fa e dove li va a pescare e come è possibile che lei faccia cose ...? come cosa? venga, venga qui vicino, che glielo dico sottovoce, che vedi mai che qualcuno ci senta, è pronta sì? È roba forte sa, ma lei si faceva scopare di notte sul cofano della macchina signora mia, mi ha raccontato cose che agli uomini farebbero rabbrividire, lei con le braccia aperte a tenere il cofano della macchina, il cielo buio e freddo dell’inverno, una parte degli abiti addosso, una parte chiusa in macchina, in mano le chiavi della vettura casomai fosse arrivato qualcuno, e loro lì così, a scopare di notte con i culi nudi, quando i bambini sono a letto, le gambe di lei spalancate e i piedi ben piantati per terra che venivano sollevati ritmicamente e il cofano che sbatteva contro il suo pube, beh no è vero, era lei che sbatteva il pube contro il cofano... insomma...fiuuu, roba che quando me lo ha raccontato ho sgranato gli occhi e mi sono sentita una educanda di un infelice paese cattolico spinto tipo l’Irlanda, ma che vuole e mi sono detta, ma come fa? Con tre bambini piccoli a casa, un lavoro da 8 ore, un ex-marito lontano, nemmeno una lira, come fa? Dove sbaglio io davvero con gli uomini, visto che le altre li trovano con questa facilità, che tutti questi uomini scivolano nelle loro mani, e le invitano a cena e si occupano di loro, e condividono le loro cose, e io invece no? Dove sbaglio? Che avevo una cosa bellissima per le mani, che si chiamava J ed è finita nel cesso, anzi peggio, e poi avevo il Carro che era così come lo vedevo io, e però era anche così difficile, maledizione, e il risultato della mia intemperanza è che adesso sono sola, il mondo rotola, il lavoro manca, devo ancora pagare quell’accidenti di condominio, sono sovrappeso, il libro è una pazzia che non porterà da nessuna parte, e io ho sbagliato ovunque e vivo precaria in un mondo che rotola e trema e io non riuscirò mai a dimagrire.



Allora mi sono alzata da lì signora mia, e mi sono incamminata verso la mia bicicletta che era ancora chiusa all’interno del portone del Lavoro Benedetto: e ho infilato la chiave nel portone e ho sentito uno struggente mancamento per il Fajano Giovine, la sua energia e il suo sorriso, quel darsi da fare intorno spazzando con la coda la terra del cortile e sollevando polvere dove non c’era bisogno, con quello sguardo navigato di uomo vissuto e le fotografie dei suoi bambini fatte alla spiaggia, che me le ha mostrate un pomeriggio, guarda che belli i miei bambini, mi ha detto, questo è il maschio e questa è la femmina, e questo sono io, e io ho guardato con attenzione la terza foto, ed era lui almeno 10 anni prima, con i capelli in testa e il fisicaccio da macho sulla spiaggia di Jesolo, e mi ha fatto tenerezza che lo avrei abbracciato e invece lo hanno lasciato a casa, perché sul piccolo si pone sempre il grande, e per convenienza e non per merito il Fajano Giovine è stato licenziato, e per due mesi ha cercato lavoro dappertutto, ha mandato curicoli ovunque e non ha trovato nulla, e in tutto questo non lo ho mai sentito lamentarsi, se non per quel mutuo , sai fino al 2019, sono ancora pochi anni in fondo, intanto sono contento che ho fatto spostare la rata di sei mesi, così fino a febbraio non se ne parla, però non c’è lavoro non c’è lavoro non c’è lavoro, e si passava la mano sulla testa, la sinistra posata sul fianco, la destra che passava veloce sul volto e sulla testa, e io impotente mentre sapevo che tutto il possibile era stato fatto per salvarlo, che le Femmine Alfa 1 e anche la Femmina Alfa 2 avevano cercato di salvargli il posto, ma non c’era stato nulla da fare.


Così mi sono presa la bicicletta e ho richiuso il portone alle mie spalle e ho vagato con il cuore in tumulto in Prato della Valle, senza direzione, scansando i turisti e poi ho imboccato via Luca Belludi e sono andata verso casa, ma arrivata sul selciato ho parcheggiato la bicicletta e sono entrata al Santo.
Che il Santo mi accoglie sempre, è l’unico maschio che si fa sempre trovare quando io ne ho bisogno. L’unico maschio a costo zero, per il quale non si deve investire tempo ed energia, ma semplicemente basta andare lì e lui c’è.


 Ho fatto il mio solito percorso, camminando nella navata di destra e ho esitato un attimo davanti al sacerdote che dà le benedizioni. Ma siccome mi veniva una incontrollabile voglia di piangere ho preferito continuare il percorso lungo la navata laterale, che stavolta, dopo il terremoto, è costellato da impalcature che rendono tutto ancora più precario e poco  armonioso: dove di solito ci sono santi,  vortici marmorei barocchi, e tele cinquecentesche, ora ci sono tubi innocenti e teli di rafia sintetica a protezione dei muri. Nemmeno il Santo è al sicuro, ho pensato, e ho continuato a percorrere la arcate rivestite guardando il pavimento consunto che volentieri avrei fotografato ma poi non mi pareva il caso, come si fa, signora mia, a stare male e ad avere un grande desiderio di fare una fotografia al pavimento,  che poi ci sono i frati che non vogliono che si facciano le foto dentro lì, e ho continuato a camminare, avvolta dalle impalcature e un senso di disperazione si è insinuato sempre più profondo, tanto che mi sono detta, adesso vado al reliquiario ma quando sono arrivata lì era pieno di gente, e il frate che controlla chiacchierava sommessamente con qualcuno che evidentemente stava proprio male perché teneva strette le mani del frate e scuoteva la testa china e io ho pensato che non sarei quindi entrata a vedere la tunica lacera di Sant’Antonio, che è sempre stata la cosa che maggiormente mi ha affascinato, una tunica piccola e sottile di un rosso cupo a protezione di un corpo sottoposto a sforzi logoranti, non nutrito a sufficienza, volontariamente macerato dal freddo e dalle febbri. 




Così ho proseguito il cammino e a un tratto ho pensato che pare di essere davvero in guerra, non c’è ristoro da nessuna parte, non c’è lavoro, non c’è nemmeno futuro e questo è probabilmente il frutto di scelte sbagliate, che forse a monte di tutto c’è una mia forma di ribellione che non ha trovato altro modo di incanalarsi che andando prima a schiantarsi contro le passioni e poi soffocandole un poco alla volta e forse non avrei dovuto sposare il Talebano e cedere le armi un poco alla volta, e forse avrei dovuto combattere di più e difendermi meglio, e forse J non mi ha mai veramente amato, ma come hanno detto molti ha lanciato l’amo  e io ho abboccato, e poi se ne è andato via e nemmeno si è voltato a guardare la porta che si chiudeva alle sue spalle, anzi, ne aveva pronta un’altra, come la sua ex-moglie è venuta a dirmi, e certo lo stesso ha fatto il Carro, che sant’Antonio abbi pazienza se lo dico, ma mi scopava da dio e però è finita lì, e il Talebano mi ha regalato per Natale un cazzuto libro che si intitola “Cosa vogliono le donne” (con il prezzo esposto, 10 euro signora mia, edizione Cleup) come se io non sapessi esattamente cosa voglio e allora se dopo 20 anni di convivenza e due  o tre adesso non ricordo di separazione, lui ancora mi regala un libro che ha questo titolo, allora io sono una vera deficiente, che non sono in grado di farmi capire o di capire gli altri, sant’Antonio in che pasticcio che mi sono messa, qui è una guerra, non so se tu lo sai, ma come potevo fare a restare con un uomo così, che dopo aver messo le mani nella mia posta privata per mesi, ancora non era in grado di capire il tormento e l’ustione che avevo dentro, porca troia Sant’Antonio, ho capito che dovevo andare a lavorare prima, che non ci si inventa un lavoro a 40 anni, cosa vuoi fare, per forza che poi finisce tutto, è nell’ordine naturale delle cose, e non è nemmeno che mi nascondo dietro i figli che ci sono milioni di donne che lavorano e badano ai figli, certo è vero che il Talebano non voleva che io andassi a lavorare e sai com’è, in una coppia si è in due, e ci sono delle volte in cui non si può arrivare a un compromesso perché le cose o si fanno o non si fanno, e io avevo provato anche a impormi e il risultato è stato una catastrofe dove io muovevo il mondo da sola e allora dimmi tu sant’Antonio, adesso che cosa posso fare se ho sbagliato in tutta la mia vita, porca miseria, che cosa faccio adesso, merda, che ci voleva il terremoto che nemmeno più la chiesa è in ordine adesso.






Insomma, signora mia, ero tutta in subbuglio e ho visto che c’era una lunga fila rumorosa di turisti che si accalcava dietro alla tomba del Santo, e siccome io non volevo smettere di fare le mie 4 chiacchiere incazzose con sant’Antonio, mi sono andata a sedere davanti alla cappellina del Beato Angelico, che se ti siedi fuori dalla cappella hai alla destra la Madonna con bambino più bella che io conosca, con un viso tondo e rubizzo, uno sguardo divertito, una veste ricca, che è così che deve essere una donna, con il suo bambino in braccio ma vestita da regina, così donna quella madonna, che di sicuro sa cosa è il sesso e l’amore e per questo è così felice lei, e mi guarda divertita e a me pare come una madre, oppure un alter ego, come se fossi io stessa a guardarmi benevola e ci vengo spesso qui da lei. Insomma signora mia, se lei si siede qui, ha alla sua destra la Madonna, alla sinistra la tomba del Santo e davanti al cappellina del Beato Angelico, e c’è un incrocio di luci e colori, che basta sedersi in quel posto anche continuando a spiegare al Santo come mai mi trovo in tutti questi casini, che dopo un poco la mente comincia a calmarsi, il tumulto cede, un’occhiata alla Madonna di sfuggita, ridacchia, io mi soffio il naso, uno sguardo alla Tomba del Santo, gli occhiali neri e il cappellino ben calcato in fronte, che, non so perché, ma il mio vero terrore è incontrare la mia zia Tesoro mio come sei grande e bella come stai adesso che sei separata poverina te? E quindi me ne sto seduta lì a decantare quando mi appare davanti agli occhi il gruppetto di turisti che smarrito si guarda intorno, naso all’insù e bastone all’ingiù, e hanno in molti lo sguardo perso di chi non sa se pregare o fare ohhh per gli affreschi, e me li scruto tutti, come sono ben vestiti, che avranno tutti 70 anni, e calcolo che quindi sono nati tra gli anni 30 e i 40, e penso che loro sì che fanno una bella vita adesso, e penso che sono quelli che magari hanno pure schifato le contestazioni del ’68 e poi si sono presi i 6 politici, o si sono dichiarati contrari alle sfilate delle femministe e poi però si sono giovate delle loro battaglie, e magari sono baby pensionati, e si sono mangiati tutto quello che potevano mangiare, e hanno cominciato ad assumere gente come me cocopro, che io ero laureata e loro no, e hanno le pensioni adesso, e se ne vanno a fare le vacanze turistiche, e chiacchierano a voce alta, e di nuovo il turbinio di pensiero si è alzato dentro di me, li ho odiati loro con le calzette bianche nelle scarpette di tela, i capelli messi in piega con le gocce di fissante forte e i bigodini e la retina, gli uomini con l’aria sicura da maschi avvizziti ma padroni del mondo, la macchina fotografica digitale appesa al collo, le pance grosse proprio sopra la cintura di cuoio, le camicie leggermente aperte al colletto e i peli bianchi sul petto, e mi è venuto un moto di rabbia contro tutta quella generazione lì, che a me nessuno di loro mi ha mai assunto perché costavo troppo di tasse, e così sono diventata un lavoratore di serie B, e loro pagano il ticket ridotto perché sono pensionati e io no, perché io faccio parte delle forze produttive del paese, sono la parte produttiva io, che non ho pensione né mai l’avrò, tal quale chi non ha mai fatto niente, e mi pago l’IMU io, che io posso, non ho sconti al cinema, non ho sconti sui biglietti dei treni, sui tram, da nessuna parte, perché io sono produttiva e ho il lusso di avere due figli adolescenti, e se li ho fatti vuol dire che li ho voluti e quindi pago le iscrizioni a scuola e le gite scolastiche ma non detraggo nulla, figuriamoci,  e insomma, signora mia, mi ha preso un moto di rabbia che volevo anche fotografarli e invece mi sono alzata e sono andata dentro la cappella del Beato Luca Belludi, che lui era un amico intimo del Santo, capisce, lui lo ha seguito sempre, lo ha curato per come era possibile curare un uomo anoressico nel 1200, e gli è stato vicino sempre, fedele in vita e in morte, e fu lui che volle che venisse costruita una basilica qui sul corpo del Santo, e  proprio qui, dove ora c’è la sua cappella, qui venne posta la prima tomba del Santo, dove lui stesso prima diceva messa, e fu lui che trascrisse i discorsi del Santo, capisce che uomo lungimirante, un uomo che fa parte del gruppetto di testa, e mi sono seduta lasciando i turisti insieme con la mia rabbia fuori dalla cappellina, e sono rimasta lì, che quando sei seduta lì la gente ha rispetto di te che preghi, entrano rumorosi, poi ti vedono e si tacciono, e la guida ha cominciato a parlare piano, e così signora mia ho continuato io a parlare con Sant’Antonio, e ho detto, insomma, va bene, va bene, ho sbagliato tutto, la Zarina ha ragione anche lei, forse è vero che io voglio sempre avere ragione, forse bisognerebbe accontentarsi nella vita, in fondo che cazzo me ne frega, in fondo siamo in guerra e in fondo sono ancora viva. E poi ho taciuto, che sant’Antonio mi ha ingiunto di smetterla, e io ho taciuto, il cervello si è vuotato come se fosse stato un catino di marmo pieno di acqua, e ora gocciolava solo qualche stilla, che ho pensato, la meditazione deve essere qualcosa di estremamente simile a questo, un luogo dove vai e metti tutto a tacere e però ti rendi conto che tutto tace e il cervello diventa un vaso di pietra lavica liscia e asciutta, l’ombra della chiesa calma il caldo violento di giugno, i muri assorbono l’eco delle parole e dei pensieri dei turisti, e tutto si ferma, e per Dio, finalmente c’è un po’ di pace. E mentre ero lì con finalmente il vuoto nella testa, ho visto la preghiera che era lì, scritta e stampata da anni lì, preghiera che già avevo letto milioni di volte e che stavolta però mi ha parlato chiaramente e io ho stupito, che come mai non l’avevo mai letta per bene, signora mia, come mai, ed ero così sorpresa che ho estratto il mio iPhone e ho fatto una foto, per portarmela a casa, e adesso gliela faccio vedere ecco gliela metto qui.


Che vede cosa dice, quando scrive “(...) esercitare i doveri ai quali saremo chiamati con integrità di coscienza (...)”, capisce, e io mi sono rivista nella mia vita, che non ha importanza stare lì a puntare il dito su cosa hai fatto di giusto o cosa di sbagliato, ma sta tutto lì, nell’integrità di coscienza, nel fare le cose che si fanno perché ci si crede, e mi sono sposata perché lo volevo, e ho seguito i figli perché lo volevo, e ho creduto nel mio matrimonio con integrità di coscienza, e ho posto fine al mio matrimonio perché avevo questioni di integrità di coscienza, e non era possibile più per me restare con un uomo che era una enorme delusione per me; la mia integrità di coscienza mi ha imposto di lasciarlo andare, e di mettere a repentaglio la mia sicurezza materiale e affettiva, ma così dovevo fare. E J, e il Carro, mi hanno amato, eccome se mi hanno amato, e quando erano con me mi amavano, erano con me corrispondenti alla loro integrità morale, tesi come corde tese vibravano con me di energia buona, mostravano la loro parte migliore, quella su cui si sarebbe potuto costruire un domani. Poi hanno smesso di crederci, ma io no signora mia, io ci ho creduto ancora, che di loro non so nulla più ma io vivo nella mia integrità di coscienza, e allora ho pensato, caro Luca Belludi mi sa che eri proprio un figo, perché hai seguito un uomo più grande di te e ne hai riconosciuto la grandezza, e hai scritto i suoi discorsi perché ne hai visto il valore per tutti, non solo per te, e hai combattuto perché fosse costruita una grande chiesa per tutti noi, e non solo per lui, e hai combattuto in guerra contro Romano d’Ezzelino e quindi sarai anche stato in odore di santità ma mi immagino che avrai sgozzato qualche testa e con un piacere tutto umano avrai sentito il sangue caldo scorrere tra le mani, e di sicuro un senso di onnipotenza lo avrai provato anche tu Beato Luca Belludi, e la passione per la scrittura che ti porta in mondi che sono altri, e non senti il caldo, il cellulare che suona, il mondo che spinge, le bollette che urgono un rimedio, e tu scrivevi pure tu, quando la scrittura non era ritenuta cosa per tutti, tu seguivi la tua integrità di coscienza, e facevi cose che gli altri non facevano, e per far restare la salma del Santo a Padova avrai fatto pure tu delle mosse azzardate, che noi ce ne siamo dimenticati, ma mica è stato facile far restare la salma qui, e nel mio piccolo ho fatto anche io le cose contro corrente, e persisto nel fare le cose controcorrente ma è solo perché rispecchiano la mia integrità di coscienza, che io me la immagino come una barra lucente con sfaccettature d’oro che vibra e si espande da dentro il mio corpo verso l’esterno, e se siamo in guerra siamo in guerra, non so se la Grecia deve rimane nell’euro oppure no, non so se verranno bloccati tutti i bancomat, ogni giorno che vedo il Maschio Alfa chiudersi in stanza con la Femmina Alfa 1 mi vengono i sudori freddi, che ogni giorno mi aspetto che mi dicano che è finita, e però pazienza, non ho  un piano B, ma intanto prima ero disperata e adesso non  lo sono più, e allora vivo ancora una volta il mio presente, e il vuoto del cervello è sceso come un balsamo fino dentro il cuore, ha portato silenzio e fermezza.  

Allora mi sono alzata, e sono andata alla tomba del Santo, ho passato la mano sulla pietra nera dalle venature verde brillante e grigio scuro, e poi mi sono seduta in mezzo all’assemblea, così, per stare un po’ in mezzo e non solo nelle navate laterali, ho capito sant’Antonio, ho capito, chi se ne fotte di quello che è successo nel passato, chi se ne frega di quello che dicono tutti, io poi alla fine devo rispondere solo a me stessa e magari, prima di parlarne con Dio faccio un salto da te, così mi aiuterai a prepararmi una arringa nei confronti di Dio, se mai ce ne fosse bisogno, e ho pure capito che Luca Belludi era un gran figo, complimenti, la prossima volta passerò prima a disturbare lui e poi te, la prossima volta che mi sento male, adesso non è così male in effetti, prima volevo morire e adesso sono ancora viva, e non c’è motivo di stare male, non è cambiato nulla se non io, sono cambiata io, la gente sopravviveva nei campi di concentramento dove non c’era speranza alcuna, te lo ricordi il caro Galliano, eh? quello di cui ho scritto nel post Il tempo d'un battito d'ali,  che è morto a 92 anni in ospedale dopo una vita piena di soddisfazioni? Come avrebbe mai potuto pensare che le cose sarebbero cambiate e che lui sarebbe sopravissuto a Dachau, mica a Padova nel giugno del 2012 ma a Dachau nel 1944, e vedo che la cosa importante è che io mi sento integra di coscienza, e poi ciascuno risponderà per se stesso, e mi dispiace che forse il Carro non può farlo, ma forse sì, chissà, non sta a me giudicare lui, io posso parlare per me e basta, e mi sono poi alzata e sono andata verso l’uscita e lì, un signore del gruppo di turisti di prima mi ha passato la mano sul braccio e mi ha chiesto:

-     -   scusi, dove sono le lingue del Santo?
-       - Le lingue?
-       - Sì, le lingue.
-      -  Là dietro.

ho risposto io senza contestare il fatto che la lingua è una sola. Però poi ci ho pensato, e ho pensato, urca, due, il Santo ne ha due di lingue.

Una è esposta là, e con una parla con me.

Mi sono fatta il segno della croce e sono uscita.
Domani chiamo la Zarina e instauro il tavolo delle trattative di pace.

Commenti

  1. Bellissimo sentire cosí forte il casino dentro una persona.... Che nella totale diversitá Ti fa sentire il tuo stesso! Guarda sempre solo il bello Che c'é in te, ascolta la lingua che ti parla. Gli altri ed io compreso renderanno conto delle loro vite.... ma tu che lotti cosí tanto contro tutti per amare i tuoi 2 figli... Sarai sicuramente in alto ... Tvb

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  2. Io ti ringrazio molto delle tue parole. (altro, in questa mattina torrida non riesco a scrivere. ).
    Ciao.

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